SPIEGAZIONE DELLE VERTIGINI PT.2

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a cura del dott. D’Oria Gabriele

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Le vertigine soggettiva arreca al paziente una sensazione di instabilità e tendenza alla caduta, non riconducibili ad una sofferenza vestibolare.

Per la vertigine oggettiva l’indicazione rimane il pronto soccorso come intervento tempestivo per le patologie ischemiche/emorragiche encefaliche (come nella figura) e la visita ORL, mentre per la vertigine soggettiva il problema può esser di altra natura come strutturale, muscolo-tensivo, fasciale, etc.

La cronicizzazione del disordine vestibolare funzionale, secondo nuovi studi neurofisiologici, può alterare i circuiti cerebrali, creando un “loop” in cui gli stimoli ed il malessere agiscono a livello profondo. La più comune sindrome vertiginosa è a carico degli otoliti (carbonati di calcio), che si distaccano dalla loro sede fisiologica ed entrano in contatto con il canale semicircolare posteriore.

Questa condizione genera la sindrome vertiginosa chiamata cupololitiasi o canalolitiasi o VPPB (vertigine parossistica posizionale benigna). È importante clinicamente riconoscere il tipo di vertigine di cui soffre il paziente. Con la vertigine soggettiva la sensazione è di instabilità, mentre con la vertigine oggettiva si ha la percezione che il mondo giri intorno al soggetto.

Questa prima condizione orienta il terapista nella scelta dell’intervento o nell’indirizzare il paziente al professionista medico più appropriato.

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