Essendo ancora oggi un atleta, tendenzialmente verso l’amatoriale, ma sempre con una certa voglia di fare gare, mi sono chiesto cosa sia la sindrome del campione.

Cercando in modo variegato sul web e sui libri ho trovato questa bella spiegazione.

Mi sono dovuto chiedere se anche io sono soggetto a tale sindrome. Vediamola assieme.

La sindrome del campione, definita anche “sindrome della paura del successo”, viene inserita tra le cosi dette sindromi specifiche da sport, rilevate cioè in atleti di buone qualità che però non presentano performance positive (mai o in maniera molto discontinua). Chiaramente questo stato non dipende da condizioni organiche ma alla radice vi si trovano disagi di natura psicologica limitati all’area sportiva. 

Le sindromi specifiche da sport si distinguono da quelle aspecifiche poiché in queste ultime le difficoltà psicologiche pervadono tutti i settori della vita del soggetto e non solo quello sportivo.

Lo sportivo che presenta la sindrome di cui state leggendo in genere è un atleta professionista di alto livello, spesso al culmine della sua carriera. Per comprendere le sue dinamiche psicologiche dobbiamo fare delle considerazioni sulla personalità degli atleti professionisti.

Gli atleti agonisti, per emergere, devono aver saputo incanalare la loro normale aggressività in maniera positiva, orientandola al raggiungimento degli obiettivi prefissati (la vittoria) in maniera tenace e migliorando la loro capacità tecnica. Questa carica agonistica, che anima lo spirito di tutti i giovani atleti, tende a ridursi quando essi prendono consapevolezza dei loro limiti e, per logica, tende a incrementarsi negli atleti più dotati e con il maggior successo riconosciuto dal pubblico.

Molti di voi avranno praticato uno sport che li appassionava e probabilmente avrete sognato di ricoprire il posto del vostro beniamino. Per alcuni il sogno si realizza ma, nel momento in cui si fa dello sport una professione, la situazione sportiva da ludica e ricreativa diviene particolarmente ansiogena ed impegnativa: il divertimento diviene lavoro che garantisce un elevato reddito e notorietà, questi procurano un tappeto di ammiratori che nutrono aspettative ed investono le loro energie nel tifo; fama e gloria permettono il mantenimento di molti lussi.

Ci si assume quindi una certa responsabilità, si deve essere all’altezza del ruolo, si presta attenzione alla carriera e all’immagine, e a tutto ciò si aggiunge la consapevolezza della brevità di cui consta una carriera sportiva.

In questa situazione il campione conosce insieme alla gloria alcune situazioni traumatizzanti che possiamo riassumere così:

– Isolamento affettivo: un atleta che conosce il successo e sostiene una carriera sportiva sa quanti sacrifici essa richiede, e sa anche come la propria vita cambi radicalmente. Questi mutamenti in genere includono un allontanamento, più o meno naturale, dal gruppo degli amici storici e dal nucleo famigliare. Ricordiamo inoltre come per molti sportivi di successo è imperativo curare la propria vita pubblica e privata anche per fini commerciali e di immagine.

– Disorientamento: un conflitto tra l’idolatria dei tifosi e l’atteggiamento più calcolato dei dirigenti che non osannano in genere l’atleta.

– Disadattamento: tutti questi cambiamenti arrivano spesso in maniera repentina e non sempre trovano una persona matura e pronta ad affrontarli. Nel calcio capita spesso di divenire dei campioni e trovarsi ad amministrare una enorme somma di denaro, lontana dallo stile di vita precedente.

– Autostima: fluttuante in base ai risultati, agli ingaggi e alla considerazione del pubblico.

I SEGNALI PIU’ EVIDENTI

  •  Comportamento aggressivo: il divismo porta ad una ipertrofia della propria identità di ruolo e alla disistima o disprezzo verso gli altri.
  •  Perdita del controllo emotivo
  •  Intolleranza alle frustrazioni
  •  Instabilità umora
  •  Eccessiva ricerca di attenzioni, rassicurazioni e lodi, egocentrismo
  •  Senso grandioso di importanza
  •  Ricorso a sostanze stupefacenti per potenziare la resa sportiva e la performance (doping)
  •  Atteggiamenti paranoici

Alla luce di quanto è stato scritto, è necessario tenere in considerazione i disagi psicologici che il successo in ambito sportivo, ma non solo, possono indurre nell’individuo. E’ necessario dunque che i campioni si avvalgano di una costante attività di counseling supportata da interventi psicologici con esperti del settore per tenere sotto controllo ansia e stress, trovare un equilibrio sano tra sport/lavoro e mondo affettivo, beneficiare delle tecniche per potenziare la motivazione e la grinta sportiva, ed essere sostenuti nelle ultime fasi della carriera che a volte coincidono con una ricollocazione nel managment sportivo.

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