In condizioni fisiologiche una breve compressione esercitata sui globi oculari a palpebre abbassate determina un rallentamento del polso di 4-12 battiti al minuto primo. Questo si definisce il riflesso oculo cardiaco. Vediamo assieme come funziona.

In condizioni anormali il riflesso può essere esaltato avendosi allora una diminuzione di frequenza del polso assai più rilevante, oppure invertito (aumento di frequenza del polso) o anche, talora, abolito.

La prova equivale a un saggio di esplorazione dell’equilibrio nervoso nel campo del sistema della vita vegetativa; per quanto manchi ancora un’esatta nozione del significato fisiopatologico delle possibili anomalie con le quali si presenta il fenomeno (abolizione, indebolimento, perversione, esaltamento) esso ha una notevole importanza pratica: negli stati di aumento di eccitabilità del nervo vago (ipervagotonia), che ha influenze moderatrici sulla frequenza delle rivoluzioni cardiache, si ottiene una reazione esaltata; nelle condizioni opposte di prevalenza del tono del sistema simpatico, che esercita, all’opposto del vago, influenze acceleranti sul cuore (ipersimpaticotonia), la reazione è invertita; può mancare infine negli stati di shock e in certe malattie di natura sifilitica, come la tabe. Il fenomeno di Dagnini è un mezzo utile per riconoscere la natura di certe alterazioni del ritmo cardiaco, se cioè siano dipendenti da semplice ipertonia del vago oppure da alterazioni intrinseche del cuore.

Nel morbo di Basedow di regola il riflesso è esaltato. La compressione oculare ha trovato anche applicazioni curative nella tachicardia parossistica, per interromperne gli accessi, e nel singhiozzo, anche epidemico.

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