Sei un incosciente! Mettiti una mano sulla coscienza. Sei consapevole di quello che hai appena detto?

Quanti sono gli ambiti, le frasi, le citazioni che hanno a che fare con la coscienza e la consapevolezza. Che cosa sono per la psicologia?

La coscienza può essere descritta come lo stato di consapevolezza della propria identità. Essa rappresenta ciò che permette alla soggettività di esistere, è la consapevolezza sia del mondo interno che del mondo esterno. È connessa alle percezioni, pensieri ed emozioni propri del soggetto in un determinato momento.

Riconosciamo tre funzioni principali: il monitoraggio, il controllo e la consapevolezza metacognitiva, che genera una mappa di se stessi e dei propri stati mentali; essa è alla base dello sviluppo dell’identità, permette di registrare come propri azioni, ricordi, interpretazioni del nostro vissuto.

Come spesso accade in psicologia non esiste una sola teoria in merito allo sviluppo ed al funzionamento della coscienza.

Uno dei primi e certamente i più importanti autori che ne parlarono fu Freud.

Attraverso la famosa metafora dell’iceberg descrisse quella che secondo lui poteva essere la rappresentazione della mente umana, governata dall’inconscio, il “luogo” in cui verrebbero raccolti tutti i ricordi, impulsi e desideri non più accessibili alla coscienza perché emotivamente dolorosi. Secondo l’autore tuttavia essi continuerebbero ad influenzare le nostre azioni, senza far parte del nostro stato di consapevolezza, ma mantenendo effetti su di noi in modo indiretto.

Il preconscio invece sarebbe formato da una serie di contenuti che non si trovano attualmente nel campo della coscienza, ma che potrebbero diventarlo con uno atto di volontà.

Il conscio, infine, si trova a diretto contatto con il mondo esterno ed utilizza pensieri, ricordi e desideri per compiere azioni volontarie nella propria vita.

La teoria freudiana sulla coscienza appare ad oggi una delle più controverse, sia per la forte componente sociale e culturale alla base e soprattutto per l’assenza di evidenze scientifiche riguardo l’esistenza delle “aree” identificate. L’impronta maggiore che sicuramente rimane del suo lavoro è un’attenzione al ruolo che gli stati di coscienza ed incoscienza hanno nel benessere individuale.

Anche le più recenti teorie di stampo cognitivo riconoscono l’influenza della vita mentale non conscia sul pensiero, sul processamento di informazioni, sul problem solving e sul decision making.  In particolare dagli anni 80 molti studi hanno (e stanno) teorizzando in merito a tutte quelle situazioni in cui si compiono delle azioni, si fanno dei pensieri, si offrono delle risposte all’ambiente esterno, in modo automatico. Vi è mai capitato di chiedervi “quando l’ho imparato?”. Un altro esempio è la guida: quante volta ci ritroviamo a casa senza consapevolezza di tutti i movimenti, le accortezze, le regole che abbiamo applicato per guidare?

L’inconscio cognitivo è una sorta di pilota automatico che collabora con i processi cognitivi consapevoli e le loro funzioni (memoria, giudizio, percezione ecc), si costituisce di tutte le operazioni mentali tramite cui la realtà viene inconsapevolmente elaborata.

Quando parliamo di coscienza quindi parliamo di una dimensione psichica multipla, che comprende contenuti (ricordi, pensieri, desideri ecc) e processi cognitivi che influenzano la nostra vita ed il nostro benessere e che ci permettono di “risparmiare” energia nell’interagire con l’ambiente esterno.

Nel prossimo articolo verranno descritte alcune strategie cliniche dell’ambito psicologico che utilizzano proprio l’alterazione degli stati di coscienza.

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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