NON ALLENARSI COL COVID

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a cura del dott. D’Oria Gabriele

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Spesso la “palestra” viene accostata ai culturisti, ai powerlifter, o ad atleti di alto livello che utilizzano l’attività indoor, in palestra, per aumentare le performance dello sport specifico.

Invece oggi sempre più persone non sportive, pazienti stabilizzati post intervento, cardiopatici, obesi, diabetici ed anziani praticano l’attività in palestra.

La gestione dell’attività motoria, riveste negli atleti e non, un insieme di aspetti funzionalmente interconnessi tra loro.

– Aspetti neurologici: attraverso l’incremento dell’efficacia dell’impulso nervoso, l’allenamento può aumentare la capacità di attivare più unità motorie e la frequenza massima di eccitazione. In termini fisiologici si migliora la trasmissione dal sistema centrale alla periferia (risposta più veloce).

– Aspetti muscolari: il lavoro in palestra modifica la struttura muscolare con l’ipertrofia (aumento del tessuto muscolare) e ne migliora anche la qualità. Un buon allenamento mirato, anche in un soggetto avanti con gli anni, può incidere sulla muscolatura rallentando la sarcopenia (l’insorgenza di una perdita di massa muscolare) e l’impotenza funzionale (incapacità di un organo di espletare una sua funzione, ad es. flettere un arto).

Inoltre un muscolo più tonico migliora la stabilità articolare e previene infortuni.

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