NE BAMBINO NE ADULTO, SA SOLTANTO QUELLO CHE NON È

Nell’articolo della scorsa settimana si è parlato ai ragazzi “preadolescenti”  (coloro che stanno concludendo le elementari o frequentano i primi anni delle medie) e a coloro che rivestono per loro ruoli di cura ed educazione.

Oggi ci rivolgiamo a coloro che hanno entrambi i piedi nell’adolescenza. A partire dai 12/13 anni infatti, complici anche i cambiamenti ormonali e lo sviluppo fisiologico, le ragazze ed i ragazzi si ritrovano catapultati in un universo ancora inesplorato fatto di: pensieri e desideri mai provati e dunque difficili da gestire; un gruppo dei vari da cui possono trarre grande felicità e sicurezza, ma anche grande rifiuto e dolore; degli adulti che pongono seriamente domande tipo “che scuola superiore vuoi fare?” a chi è ancora alle medie, oppure “stai iniziando a pensare a quando avrai fatto la maturità?”. Domande paurose per la maggior parte dei ragazzi. Gli adulti oggi potrebbero negare, ma per moltissimi di loro il ricordo è ancora certamente vivido.

La scuola, che si tratti della fine delle medie o dei primi anni delle superiori non è più già da un pò sinonimo di gioco; ci sono delle responsabilità che gravano sulle spalle dei ragazzi, responsabilità che è fondamentale coltivare e assumersi, ma che possono trasformarsi in vera e propria angoscia e in ribellione.

A questo si aggiunge che le spinte personali o familiari, i numerosi interessi che si scoprono scoprendo il mondo, la voglia di stare con i propri pari, “annebbiano” gli obiettivi dei ragazzi, rendono difficile il compito di sapere dove andare e come andarci.

Questo, erroneamente, si associa quasi in automatico al cliché dell’adolescente indeciso e disinteressato, il che non è da escludere, ma che spesso cela dietro di sé tanta incertezza. Piuttosto che sbagliare, meglio fermarsi e non prendere posizione, potremmo riassumere così questo processo.

Altro stereotipo a cui i ragazzi sono sottoposti è quello della ribellione. Anche qui, certamente c’è una quota di desideri che vanno nella direzione della sfida e dell’emancipazione (e sarebbe grave non ci fossero! È un test che i ragazzi devono poter affrontare, con se stessi in primis), ma non è possibile appiattire questi comportamenti ad una spiegazione unica e generica. I ragazzi imparano nuovi linguaggi interattivi, attraverso canali sempre nuovi: i media, i social, i pari. Cose che i loro adulti di riferimento riconoscono con difficoltà, dunque l’effetto ribellione è dietro l’angolo.

Entrambi questi scenari presentati possono essere gestiti, anche con semplicità, aprendosi al dialogo ed ASCOLTANDO davvero i propri figli, allievi, nipoti… in funzione del ruolo ricoperto. Perché in questa età a differenza degli anni precedenti, è più difficile per i ragazzi confrontarsi e chiedere aiuto agli adulti, anche se le manifestazioni di malessere o disagio possono essere più “evidenti” che nel periodo della preadolescenza. Interpretare dei sognali rischia di mantenere l’incomunicabilità: è necessario comunicare la propria disponibilità in ogni momento.

Un altro capitolo importantissimo è poi quello dei pari: gli amici diventano uno specchio che riflette e che riflettendo permette di “essere” e riconoscersi. Si tratta di una vera e propria ancora per la propria identità, che è sballottata tra le spinte a voler essere grande e i richiami al ritornare bambini. Il gruppo degli amici e dei compagni però può anche diventare il luogo dove vengono perpetrate vessazioni psicologiche, isolamento, prese in giro. Questo, durante l’adolescenza, si configura come uno scenario di grande dolore, fonte di bassa autostima, di sentimenti negativi rivolti verso di sé che possono sfiorare la depressione l’ansia o il panico.

In queste situazioni non è semplice per i ragazzi rivolgersi agli adulti, perché ci può essere una sfiducia di partenza, paura per le conseguenze, ma anche il desiderio di farcela da soli. Questo è comprensibile, ma può essere molto pericoloso. Come adulti è importante mettere a loro disposizione la propria presenza e tutte le informazioni necessarie per sapere come potersi muovere in situazioni di difficoltà personale; come ragazzi è importante spronare i propri amici a non isolarsi, dunque non farli sentire soli e poter essere un intermediario per loro, con il mondo degli adulti.

Questa età è molto più accelerata di quelle di quelle precedenti, non a caso infatti l’adolescenza spesso viene descritta come un vortice, un periodo buio, un periodo difficile. È tuttavia il momento in cui si possono gettare le basi per il proprio futuri personale, relazionale e professionali, in cui si inizia a sperimentare più autonomia e a poter dialogare “alla tavola dei gradi”: non stigmatizziamo questo periodo della vita come sinonimo di incertezza e difficoltà!

Del resto, per poter fare un passo nella direzione che desideriamo, è necessario perdere un po’ l’equilibrio.

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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