Lo sviluppo morale consiste in quel processo di evoluzione dei criteri con cui il bambino giudica un comportamento come buono o cattivo. Lo studio dello sviluppo morale riguarda più dimensioni del funzionamento della persona e in particolare: le interazioni con i propri affetti, esperienza sociale e processi cognitivi. Gli autori che si sono occupati di questo processo, si sono interrogati in merito all’origine della moralità: ha basi innate o è appresa?

Secondo la prospettiva psicoanalitica non vi sarebbero delle predisposizioni innate al bene o al male, ma l’interiorizzazione delle regole genitoriali e culturali avrebbe un ruolo fondamentale.

Secondo Piaget, che aderisce ad una prospettiva più cognitiva, esisterebbero due forme di moralità. Prima dei 4 anni questa non sarebbe in alcun modo sviluppata; dai 4 agli 8 anni vigerebbe una lettura del “bene e male” assoluta e basata sull’obbedienza alle regole date dagli adulti (eteronomia morale); infine dopo gli 8 anni si svilupperebbe il relativismo morale (moralità autonoma) in cui i principi e le regole non sono più considerati immutabili, ma dipendenti dal contesto e dagli altri presenti.

Negli anni ’60 Kohlberg riprese in parte la teoria stadiale di Piaget, condividendo l’idea di un bambino attivo, che assimila ciò che proviene dall’ambiente, elaborandolo e perseguendo un obiettivo di adattamento ad esso.

Egli suddivide lo sviluppo morale in 3 livelli:

Livello pre-convenzionale. Dai 4 ai 9-10 anni, il bambino non usa criteri strettamente morali, ma giudica un comportamento in base ai vantaggi e agli svantaggi che produce, in base alle conseguenze negative in cui potrebbe incorre (sgridate, punizioni, ricompense…). Non è in grado di ragionare sul comportamento in sé ma si basa su indici esteriori, piuttosto che sull’intenzionalità.

Livello convenzionale. Dai 9-10 anni ai 10-13, si rispettano le norme socialmente approvate dagli altri, i ragazzi appaiono molto “conformisti”, per soddisfare le aspettative altrui e adeguarsi alle regole, percepite come qualcosa di oggettivamente valido. Si dà valore a ciò che dice l’adulto, piuttosto ai pari.

Livello post-convenzionale. Dai 13-14 anni. In questa fase si giudicano i comportamenti secondo criteri di morale autonomi, ideali e universali, indipendentemente dall’autorità dei gruppi o dall’identificazione con un gruppo particolare.

Secondo l’autore ognuno procederebbe nello sviluppo morale in modo graduale, passando da uno stadio al successivo (anche se può variare l’età di passaggio a la durata di uno stadio rispetto agli altri), non tutti però raggiungerebbero lo stadio post-convenzionale. Lo sviluppo morale sarebbe facilitato o ostacolato dai modelli di comportamento presenti nell’ambiente di vita del bambino.

Questa teoria, come spesso accade nella scienza psicologica, non è esente da critiche. In particolare è stata criticata perché gli studi furono compiuti principalmente con maschi, dando vita a risultati parziale e sbilanciati e per la scarsa attenzione attribuita alla variabile culturale, dando per scontato che in tutte le culture questi stadi siano presenti ed in questa successione.

UNA CURIOSITÀ.

Per sviluppare questa teoria l’autore sottopose ad un numeroso campione di bambini, di diversa età, dei “dilemmi morali”. L’esempio più celebre è la storia di Hans, la cui moglie è in fin di vita per una forma di cancro. Ci sarebbe un farmaco in grado di curare la moglie, ma il costo dello stesso è eccessivo. Hans entra in farmacia e ruba il farmaco. Si chiede al bambino se lo reputa giusto e cosa avrebbe fatto al posto di Hans.

E voi, cosa rispondereste?

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

 

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