a cura del dott. D’Oria Gabriele (oggi solo fisioterapista)

Alzheimer’s disease. Con questo termine anglosassone si proclama che ogni persona anziana ha piena coscienza del venir meno delle forze e delle capacità cognitive, in particolare della memoria. Se nell’anziano le funzioni cognitive sono indebolite, in una demenza conclamata, queste risulteranno non solo ridotte, ma anche frammentate e disintegrate.

La malattia di Alzheimer (demenza di tipo Alzheimer, demenza senile) è la causa più frequente di demenza e una delle più comuni cause di grave disfunzione cognitiva negli adulti. I maggiori fattori di rischio sono l’età e l’anamnesi familiare positiva.

Altri fattori di rischio sono diabete, ipertensione, iperlipidemia, obesità, fumo, depressione, inattività cognitiva o basso livello di istruzione, sesso femminile, deficit di estrogeni al momento della menopausa, inattività fisica, trauma cranico, elevato livello sierico di colesterolo, stress ossidativo e neuroinfiammazione.

EZIOPATOGENESI DELLA MALATTIA

La causa esatta della malattia è idiopatica così come non sono del tutto noti e oggetto di studio i meccanismi di neuroinfiammazione. L’esordio riguarda lievi deficit della memoria a breve termine, la progressione porta a perdita totale delle funzioni cognitive ed esecutive. La perdita di memoria aumenta man mano che la malattia avanza e il soggetto diventa disorientato e confuso.

Si ha una riduzione della capacità di concentrazione, di astrazione, di risoluzione dei problemi, di giudizio. Inoltre è presente una compromissione della capacità di calcolo, del linguaggio e dell’orientamento visuo-spaziale. Si evidenziano alterazioni dello stato mentale e della funzione cognitiva con manifestazioni di irritabilità, irrequietezza, agitazione.

Il soggetto può diventare ansioso, depresso, ostile, emotivamente labile e soggetto ad oscillazioni dell’umore. Il calo ponderale può esser significativo. Una riduzione della massa magra è stata associata all’atrofia cerebrale e al declino delle prestazioni cognitive. La demenza può causare il rifiuto di cibo o assumere sostanze non alimentari o cibo avariato oltre alla difficoltà di preparare il cibo ed essere incapaci di alimentarsi; è quindi fondamentale una integrazione nutrizionale.

COSA SI NOTA NEGLI ESAMI

A livello encefalico, la perdita di neuroni, porta ad atrofia cerebrale con la riduzione delle funzioni neuro-cognitive. Tramite la RMN si osserva una riduzione del peso e del volume del cervello. I solchi si allargano e le circonvoluzioni si assottigliano. I ventricoli cerebrali si ingrandiscono per riempire lo spazio che si viene a creare.

Non esistono terapie in grado di arrestare la malattia, si utilizzano farmaci inibitori della colinesterasi per potenziare la trasmissione colinergica, oppure nelle forme avanzate si usano farmaci che bloccano l’attività del glutammato (neurotrasmettitore eccitatorio) e agiscono come antagonisti non competitivi de recettore NMDA (N-metil-D-aspartato) per il glutammato.

La terapia è volta a contrastare la compromissione della funzione cognitiva utilizzando tecniche di compenso (aiuti mnemonici) e a mantenere o migliorare lo stato generale di igiene, nutrizione e salute.

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