Oggi cambio di rotta e di modello digressivo; vi voglio raccontare una storia.

Questa storia fa riflettere, e la riflessione dovrebbe aiutarvi a  migliorare.

Seguitemi…non ve ne pentirete.

Alla scuola elementare di mio figlio si é fatta richiesta di una riunione tra maestre e i genitori per conoscersi all’inizio dell’anno.

Mio figlio lo accompagno io perché mia moglie é in turno di lavoro, quindi il duro lavoro del papà nel giorno libero é quello di assecondare tale richiesta scolastica.

Arrivati alla riunione quasi tutti i nuclei familiari erano costituiti da mamma, papà e figlio/a, mentre io e mio figlio eravamo praticamente senza un elemento della famiglia. 

La maestra incuriosita di questa situazione “anomala” ci porge un caloroso saluto senza chiedere ulteriori spiegazioni. E da qui inizia il colloquio in gruppo con la “comitiva genitoriale”.

Una delle domande é quella di spiegare a tutti gli altri partecipanti come e quanto tempo passiamo il nostro tempo con nostro figlio, e arrivato il mio turno, tutti incuriositi, spalancano orecchie e cervelli per catturare ogni minima parola.

Con mio grande stupore, prima di iniziare, mio figlio chiede di essere messo sopra delle mie forti spalle, e così lo posiziono alla faccia di tutti gli altri genitori che o li tenevano per mano, oppure neanche sapevano dove stavano giocando.

Le mie parole scossero più di qualche genitore lì presente :

“Buongiorno a tutti. Mi chiamo David e sono un padre premuroso ma assente dalla vita di mio figlio. Lavoro tutto il giorno, dalla mattina alla sera, e tra ore in studio e ore in poliambulatorio o palestra non mi rendo nemmeno conto di come cambia il meteo fuori dalla finestra”.

A questo primo accenno le mamme vicine dimostrano brividi di freddo e occhi sbarrati come fari alogeni, mentre i padri continuavano ad essere impazienti che finissi di parlare.

“Vedete, fare la vita del padre é dura quanto quella della madre, solo che la si vive in modo diverso. Il padre cerca di far trovare tutti i giorni una situazione economica decente alla propria famiglia, mentre la madre cresce le radici dell’educazione e del proprio figlio. Io però ho pensato che a mio figlio non debba mancare nulla, neanche l’affetto che un padre deve dare”.

La scena era epica, sembrava quasi di vedere dei genitori esterrefatti da quello che dicevo. Proseguendo comunque avrei dato il colpo di grazia alle loro “belle aspettative genitoriali”.

“Sappiate che l’affetto non significa comprare ogni singola cosa vostro figlio voglia, perché tale gesto é diseducativo, e non significa star dietro ad ogni singolo passo per paura che cada e che si faccia male, perché altrimenti non imparerà mai a cadere e rialzarsi. Preferisco fare un gesto semplice, proprio come quando ero fidanzato con sua madre….piccoli gesti che fanno capire la mia presenza anche nella complessiva assenza.”

I punti di domanda cominciavano a ribollire come un pentolone pieno di zuppa di verdure. 

“Alla mattina, poco prima di partire per la mia solita giornata massacrante, mi avvicino al letto dove dorme e, senza far rumore, gli porgo un bacio sulla testa e gli faccio un nodo al lenzuolo. Questo gesto rimarrà per tutto il giorno indelebile nella mente di mio figlio, e sarà molto più forte di qualsiasi telefonata o di qualsiasi giocattolo.”

Il finale ve lo lascio tranquillamente visualizzare nella vostra testa. Sicuramente avrete capito come ci si comporta quando siete dei genitori lavoranti e volete essere un esempio per vostro figlio. E ricordate che a volte, basta poco per educare e per rendere bella la vita del vostro cucciolo.

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