a cura di Marco Grillenzoni (oggi mi sento M.c.B.)

Il massaggio è una pratica antichissima, che risale si tempi degli antichi egizi, persiani, cinesi e giapponesi. Si presume persino che l’arte medica, che già da epoche remote (XVIII sec. a.c. circa) non poteva vantare di medicinali come la moderna medicina attuale, sia partita proprio dal massaggio.

Lo stesso Ippocrate ne descrive, per noi in maniera confusa e non certa, dell’azione meccanica del massaggio intesa come manualità che facilitano la circolazione periferica verso il cuore.

In alcune civiltà ebbe il suo massimo sviluppo e vigore, come nell’impero Romano o nelle città Greche, famoso anche per la sua ricerca del benessere e dell’igiene. Basti pensare alla nascita delle terme. Il massaggiatore, in quei tempi, era una figura altamente riconosciuta a livello della società.

In Occidente l’oscurantismo medievale portò alla proibizione di questa attività, vista come blasfema e peccaminosa. Bisognerà attendere il Rinascimento per vederlo in parte riaffiorare. In Oriente, invece, continuò il suo percorso di crescita, visto soprattutto in chiave energetica.

Il massimo esponente europeo e autore che si può citare è P.H.Ling, (1776 – 1839), il quale, nel fare ricerche sul settore canonizzò quello che oggi viene riconosciuto la base del massaggio, il Massaggio Svedese, comprensivo di tutte le manualità riconosciute universali.

LA STORIA AI GIORNI NOSTRI

Oggi in Europa è tornato in gran forza, grazie alla riscoperta del concetto di prevenzione e alla ricerca di cure più naturali, che si possono affiancare o, in certi casi, anche sostituire a trattamenti più strumentali.

In Italia nel secolo corrente la figura del massaggiatore, seppur con tutte le difficoltà derivanti da un inquadramento burocratico complesso, è una figura presente e ampiamente rappresentata nella Nostra società.

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