“Di cosa dovrei lamentarmi : dei 60 esami universitari dati in 5 anni? dei 12 allenamenti e dei 180 chilometri corsi a settimana? Imparassero i calciatori, che si lamentano dello stress. Provassero per un solo anno ad allenarsi come noi dell’atletica, del nuoto o di qualsiasi altra disciplina non considerata.”

Questa é sicuramente una delle considerazioni più ad impatto di un atleta veramente importante del nostro paese, e parlo di Daniele Meucci. Proveniente da Cascina, fuori di Pisa, Meucci ha dedicato anima, corpo e tempo per ottenere il titolo europeo lo scorso anno. 

E la critica che é nata, non é nata per una questione economica, oppure per una brutta nottata passata a sfogare le proprie frustrazioni, ma per mettere sotto i riflettori una condizione che ormai sfigura tutto il palinsesto dello sport nazionale. Sì perché per colpa delle figure di M…. che alcuni “atleti calciatori” fanno nelle competizioni europee o mondiali, l’Italia sportiva chiude tra le ultime nazioni per onorificenze sportive riconosciute. 

Al momento le parole d’ordine sono “spettacolo, soldi e riflettori”. Nessuno parla di “gloria, onore e umiltà”, anzi se provi a formulare un qualsiasi discorso con alcuni personaggi non sanno neanche cosa significhino queste parole. Ma dopotutto…a chi importa della prestazione del singolo?

Ragionavo con la mia dolce metà giusto un paio di giorni fa, quando per la prima volta in assoluto ero appena uscito da una delle mie migliori prestazioni sportive di sempre. Ricordavo quando il weekend, fino a 15 anni fa, non esistevano le partite di calcio di serie A del pomeriggio, non esistevano le final four di pallavolo (se non da vedere in differita perché troppo lontane da raggiungere), non esistevano le tifoserie coi pullman per raggiungere gli stadi o i palazzetti…..esisteva la voglia di ritrovarsi con gli amici, esisteva la grinta agonistica, le tappe da percorrere in bicicletta o di corsa con gli esperti di turno….esisteva la complicità che sorvolava il freddo o la malinconia di rimanere incollati al televisore. 

Ormai questo non esiste più, le generazioni sono cambiate, adesso tutto é dovuto perché paghi per vedere (e non per fare), e i campi da gioco pubblici si sono svuotati. E la colpa di chi é? é del calcio? é del business? é della poca professionalità? 

Io amo correre, e anche se non basta, pagherei oro colato per poter rivivere quei weekend di puro divertimento, agonismo e vita vissuta nello sport. 

 

Tags:

No responses yet

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *