Il web è nato come strumento di comunicazione.

Nel tempo la presenza di supporti tecnologici sempre nuovi, fino ai più recenti smartphone, ha permesso di moltiplicare gli usi di tale piattaforma, portarla sempre con sé, usarla come diario virtuale e come vetrina personale nei confronti del mondo.

Più di quanto avvenga nelle relazioni faccia a faccia, nella dimensione virtuale c’è la possibilità di delimitare, scegliere, selezionare, falsare ed in alcuni casi nascondere parti di sé (elementi corporei o aspetti della propria vita), con l’intenzione di presentarsi agli altri in un certo modo desiderato.

Questo è possibile a fronte di particolari caratteristiche che distinguono la comunicazione online da quella offline e che possono influenzare i modi di entrare in relazione con l’altro. Pensiamo ad esempio:

  • all’assenza di contatto diretto tra persone che si scrivono in chat,
  • alla mancata percezione della reazione e delle emozioni di chi riceve un nostro contenuto,
  • alla possibilità di restare nell’anonimato,
  • all’ampiezza della rete sociale coinvolta: le interazioni online si caratterizzano per una maggiore numerosità di potenziali attori sociali coinvolti.

Come è coinvolto il nostro corpo in tutto ciò?

Nella dimensione virtuale noi abbiamo e siamo un corpo, ed esso (come nella quotidianità) gioca un ruolo così importante nella partita sociale dell’accettazione, del riconoscimento, dell’approvazione. Risulta più comprensibile quindi l’impegno nel mostrare certe parti della propria identità corporea, che meglio riflettono canoni, aspettative e pressioni sociali all’interno di particolari contesti.

Il corpo apre delle possibilità, ci permette di farci conoscere in un certo modo, a seconda di come lo proponiamo agli altri, di che cosa mostriamo e di che cosa decidiamo di non mostrare.

Internet dà proprio la possibilità di delimitare, scegliere, selezionare, filtrare e falsare in certi casi l’immagine con cui ci presentiamo agli altri, attraverso lo schermo: il web è dunque una palestra identitaria, che si avvale, anche, del corpo di chi lo abita.

La concezione dell’ambiente virtuale come ad un luogo disincarnato e l’idea del corpo come un ente tangibile che non trova spazio nelle interazioni virtuali, ormai si incrinano. Anzi, nel processo di socializzazione che si avvale degli spazi virtuali è proprio “l’immagine” a diventare il veicolo di comunicazione più utilizzato (la fortuna di instagram ne è un esempio): il web è un luogo di immagini.

La prossima settimana descriverò come questo scenario può avere anche delle implicazioni critiche e che cosa si può fare per sopravvivere nella selva del web… stay tuned!!

 

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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