I set-gol nella prima infanzia: quale ruolo per i genitori?

I primi tre anni della vita di un bambino conducono ad una serie di trasformazioni e progressi neurologici, psicologici e relazionali, che coprono uno span ben più ampio di tutti quello che avverranno nel resto della loro vita.

Lo sviluppo affettivo è la progressiva evoluzione della capacità di creare relazioni, tramite l’uso di schemi cognitivi, emotivi e sociali sempre più sofisticati. Essa rappresenta uno dei principali oggetti di studio della psicologia dello sviluppo, dal momento che, in una prospettiva evolutiva, le radici di un sano sviluppo socio-affettivo ed emozionale, (ma anche cognitivo), vengono ricondotte alla qualità delle prime relazioni affettive e agli scambi emotivi che il bambino stabilisce precocemente con le figure di riferimento, quindi i caregiver. Essi possono essere genitori o tutori, ma anche educatori (pensiamo ai bimbi che crescono in orfanatrofio o in casa famiglia).

Bowlby fu certamente pioniere, nella seconda metà del ‘900, degli studi sulle relazioni precoci, arrivando a strutturare la famigerata Teoria dell’Attaccamento, che trae origine anche da concetti che derivano dalla psicoanalisi, evoluzionismo (Darwin) ed etologia (Lorenz, Harlow).

Questa teorizzazione è stata fortemente criticata nei decenni e lo è tutt’ora, per il peso eccessivo che attribuirebbe alle prime relazioni bambini/caregivers nello sviluppo futuro della competenza interattiva, trascurando diversi altri fattori, in primis quelli culturali.

Tuttavia essa ha il merito di adottare un approccio interazionista (considerando per la prima volta l’impatto dei fattori biologici e di quelli ambientali) e di partire nelle ricerche dalle esperienze reali vissute dal bambino. 

Il fulcro di questa teoria è quello di riportare alla qualità dello sviluppo affettivo nei primi anni di vita, attraverso l’analisi delle modalità interattive fra bambino e caregiver, la qualità della competenza interattiva dell’adulto, sottolineando quindi l’importanza di tali esperienze relazionali precoci in termini di adattamento futuro e capacità di stabilire future relazioni socio-affettive soddisfacenti.

Uno dei grandi meriti di questa teoria è quello di aver esplicitato un costrutto estremamente importante anche quando si parla di relazioni adulte, quello di “set-gol”. Cosa si intente?

Si tratta dello scopo programmato di un’interazione, del perseguimento di scopi e obiettivi regolati dai feedback provenienti dall’ambiente e dall’altro (o dagli altri) con cui si interagisce.

Non solo i bambini si muoverebbero verso l’altro a fronte dei propri istinti e bisogni (come affermavano le precedenti teorie in materia di sviluppo affettivo), ma il propulsore principale, a partire dai 3-4 anni, diverrebbe la possibilità di ottenere qualcosa, di perseguire un obiettivo per cui l’altro diviene essenziale.

Che importanza ha questo nella quotidianità di chi riveste un ruolo educativo? Educatori, genitori, nonni, zii e tutti i caregivers hanno il prezioso compito di:

  1. Insegnare anche attraverso l’esempio che cosa significa perseguire un obiettivo insieme
  2. Circoscrivere quali obiettivi rientrano della relazione con sé (quindi banalmente i set-gol della relazione con un genitore sono molto diversi da quelli propri della relazione con un’educatrice dell’asilo nido)
  3. Individuare delle strategie sempre più complesse per perseguirli (promuovendo così anche il progredire ed il complessificarsi delle loro strutture cognitive)

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

 18 total views,  1 views today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *