L’interesse da parte della psicologia per lo studio della dimensione gruppale della vita umana, nasce dalla consapevolezza dell’intrinseca natura sociale delle persone; quale dimensione necessaria per la sopravvivenza ed il raggiungimento del pieno benessere.

Ma cos’è un “gruppo”?

con questo termine si identificano entità sociali anche molto diverse tra loro (associazioni, partiti politici, famiglia, gruppi di lavoro, ecc.). Una definizione generale è: “insieme di persone che interagiscono con regolarità, è regolato da norme, è caratterizzato da specifiche modalità di comunicazione e di relazione e presenta un determinato grado di coesione tra i membri”.

Quali caratteristiche deve avere un’aggregazione sociale per potersi descrivere come “gruppo”?

-Status: Indica la posizione occupata da ciascun membro del gruppo, che può essere di leadership, paritaria o subalterna.

-Ruolo: Ogni membro del gruppo è un “attore sociale” che recita un ruolo. Il ruolo è quindi l’insieme dei compiti e dei comportamenti riferiti a uno status, l’insieme delle aspettative condivise riguardanti il modo di esprimersi e di agire di chi occupa una posizione all’interno di un gruppo. I ruoli cambiano nel tempo e al cambiare della composizione dei gruppi: l’uscita di vecchi membri e l’ingresso di nuovi produce una revisione nelle gerarchie stabilite, una ridistribuzione dei compiti e una conseguente rassegnazione di ruoli.

-Norme: Il gruppo è regolato da norme. Ogni membro si attiene a regole condivise, che servono a costruire un sistema di riferimento comune, a organizzare i rapporti tra i membri e a definire l’identità del gruppo rispetto all’esterno. Le norme circoscrivono lo spazio di libertà di espressione dei membri e individuano contenuti e modalità autorizzati o punibili.

Sono vari gli approcci della psicologia sociale che si sono occupati di gruppi e della relazione tra i singoli membri, ciò che si è più spesso messo in evidenza è la stretta interdipendenza tra la dimensione individuale e quella sociale, in un rapporto costante di causalità reciproca.

L’importanza di tale interdipendenza è ciò che mette in evidenza Kurt Lewin, autore del ‘900 che approfondì nei suoi studi le dinamiche di funzionamento dei gruppi sociali.

Egli considera il gruppo come fenomeno dinamico (quindi non una realtà statica, ma che racchiude in sé forze, tensioni e conflitti che ne determinano mutamenti).

Secondo l’autore “Il gruppo è qualcosa di più o, per meglio dire, qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri: ha una struttura propria, quel che ne costituisce l’essenza è l’interdipendenza tra i suoi membri”.

L’origine del gruppo risiede quindi:

Interdipendenza del Destino: qualunque aggregato casuale di individui che abbiamo la credenza di condividere la stessa sorte.

Interdipendenza del Compito: quando i risultati delle azioni di ciascun membro hanno implicazioni sui risultati dei suoi compagni, in termini sia positivi sia negativi. Quindi, l’interdipendenza del compito può essere positiva (=collaborazione al successo) o negativa (=competizione di uno a discapito di altri) e ciò incide sulla produttività del gruppo e sul suo clima interno.

Queste dinamiche, a ben pensarci, le riscontriamo nella nostra quotidianità in tantissimi contesti diversi: nell’ambiente lavorativo, in quello scolastico, in famiglia, nelle relazioni amicali. Non sempre è semplice trovare un equilibrio tra le forze in gioco all’interno di un gruppo, e spesso ne va del benessere dei suoi membri. Un ruolo certamente importante, che approfondiremo nel prossimo articolo, è quello ricoperto da colui che occupa la posizione di maggior potere: il leader. Vari stili di leadership possono influenzare il destino dell’interdipendenza che lega i membri di un gruppo.

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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