a cura del dott. D’Oria Gabriele (oggi solo fisioterapista)

La capsulite adesiva o spalla congelata (frozen shoulder) è una patologia infiammatoria di grande attualità nel panorama della fkt, specialmente nella donna. La causa della capsulite è idiopatica cioè sconosciuta, tuttavia ci sono molti fattori scatenanti o concause:

-esiti di fratture,

-infiammazioni tendinee,

-variazioni ormonali (in particolare donne dai 50 anni in premenopausa o in menopausa),

-innalzamento glicemico in un soggetto diabetico,

-somatizzazioni psicologiche.

LE FASI DI FORMAZIONE PATOLOGICA

Le fasi della capsulite sono:

– dolore intenso,

– instaurazione della rigidità,

– regressione del dolore con permanenza della difficoltà di mobilità articolare.

PARLIAMO DI COME COMBATTERE LA SINDROME DA SPALLA CONGELATA

Gli esami diagnostici più accurati sono l’ecografia e la RMN. La fkt è fondamentale, coadiuvata dall’aspetto farmacologico e dalla fisioterapia strumentale (laser, magneto, diatermia etc. per anestetizzare, migliorare la micro circolazione locale e rilassare i tessuti). L’osteopatia si associa alla fkt per il trattamento globale (strutturale, viscerale, osteomiofasciale) che facilita il ripristino della funzione. L’idrochinesiterapia e gli esercizi domiciliari sono fondamentali per mantenere il guadagno del ROM (range of motion) eseguito passivamente dal terapista.

Gli esercizi x casa devono essere effettuati quotidianamente. Dal punto di vista manuale bisogna valutare se il blocco è anteriore o posteriore, il grado di rigidità e la perdita del ROM per pianificare una riabilitazione efficace. Inoltre, nella spalla congelata, si associano altre patologie come borsiti, infiammazioni tendinee etc. che sono probabili fattori scatenanti per l’instaurazione della capsulite. Oltre al recupero della mobilità del complesso spalla su tutti i piani, è opportuno un lavoro fasciale a livello della muscolatura suboccipitale. Il rachide cervicale in relazione alla capsulite è sempre da trattare. La decoattazione omerale da parte dell’operatore e l’auto mobilizzazione da parte del paziente, sono primari per il recupero del movimento.

L’ASPETTO PSICOLOGICO PATOLOGICO

Da non sottovalutare l’aspetto psicologico, soprattutto nelle somatizzazioni. Freud ha fondato la teoria psicoanalitica partendo dalla cura delle pazienti che avevano un blocco ad un arto, chiamato blocco isterico. Attualmente in psicoterapia e psicoanalisi, l’isteria non viene più considerata come una patologia ma il sintomo somatico persiste e può essere trattato. Nell’alimentazione è utile evitare sostanze che concorrono ad aumentare l’infiammazione come ad esempio i pomodori, i latticini, le spezie. Il recupero solitamente avviene in un arco temporale di 2-3 mesi; nei casi più gravi (coadiuvati da terapia farmacologica) fino a sei mesi. Le recidive, soprattutto se non si rispettano i piani di recupero, sono molto frequenti.

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