Come spesso accade nei miei articoli iniziamo (già dal titolo) con una domanda un po’ complessa, priva di risposta chiara e definita.

Questo perché in psicologia le certezze sono poche e le incognite moltissime.

Una delle questioni che oggi appaiono ormai ben chiare agli scienziati è che gli esseri umani si relazionano con il mondo e con gli altri attraverso strutture cognitive complesse, o per meglio dire sistemi neurali molteplici che nella loro interazione creano… beh, noi. Essi nascono a partire dallo sviluppo delle reti neurali fetali e vengono influenzati in modo profondo dall’ambiente e dalla cultura (modelli di riferimento in primis).

Ciò che ci permette di interagire con il mondo, di nominarlo e dargli un senso, di adattarci ad esso è la funzione cognitiva. Lo sviluppo cognitivo non è un processi di facile definizione, per la sua complessità, possiamo considerarlo genericamente come l’insieme delle capacità innate ed apprese con l’esperienza, attraverso cui i bambini si relaziona con il mondo esterno ed interno, in modo che tende all’efficacia e all’efficienza (non sempre ci si riesce, neanche da adulti), adattandosi ad esso.

L’intelligenza, i meccanismi di pensiero, il linguaggio, ma anche le motivazioni e le emozioni sono elementi che cooperano per permettere l’adattamento all’ambiente, lo sviluppo dei concetti e dei prototipi e della capacità di rispondere in modo efficace alle richieste ambientali. Tutto questo passa attraverso il cambiamento e l’accrescimento delle capacità di processamento delle informazioni e acquisizione di sempre nuove conoscenze, attraverso l’interazione delle potenzialità genetiche e della stimolazione ambientale).

Il problema principale -come per la maggior parte delle funzioni psichiche dobbiamo essere onesti- che gli studiosi si sono posti, è comprendere quale sia l’origine della cognizione che presiede tutti questi complessi processi e di conseguenza come si possa passare da uno stadio elementare di elaborazione delle informazioni e problem solving adattivo, a uno più sviluppato.

Un importantissimo studioso che si occupò di questo fu Piaget, che nella prima metà del ‘900 costruì una teoria a 4 stadi che cerco di spiegare il complessificarsi della competenza cognitiva dalla nascita ai 14 anni. Pregio di questa teoria fu certamente quello di considerare il bambino come un giovane scienziato intento a misurarsi con sfide sempre più complesse, dando spazio all’impegno e allo sforzo di ognuno, tralasciando però la componente sociale.

Un altro autore che ancor più ha saputo mettere insieme le numerose aree di influenza connesse al progredire cognitivo è certamente Vygotskij, che dall’inizio del 900 portò avanti la tesi secondo cui inizialmente le funzioni cognitive svolgerebbero una funzione sociale e verrebbero interiorizzate solo successivamente.  Il bambino è considerato come un’apprendista, che impara a governare le proprie facoltà cognitive attraverso l’interiorizzazione di quanto osservato nell’altro, usando soprattutto il linguaggio come veicolo per sviluppo cognitivo, inteso come capacità di usare simboli, categorizzare, comprendere nessi causa-effetto. Fondamentale è quindi il ruolo dell’adulto che sostiene il bambino nell’apprendimento, costruendo insieme nuove acquisizioni su quelle già assimilate e fornendo gli strumenti per il passo successivo. Qui egli introduce un’importante concetto: zona di sviluppo prossimale (ZSP) di ogni bambino, ovvero la distanza tra “il livello attuale di sviluppo, così come è determinato dal problem-solving autonomo”, e il livello più alto di “sviluppo potenziale, così come è determinato attraverso il problem-solving sotto la guida di un adulto o in collaborazione con i propri pari più capaci”.

Questo span continua ad essere presente per ognuno di noi in ogni momento della vita ed è molto importante (anzi, necessario) che ogni educatore, docente, formatore, leader, sia in grado di spingere i propri “allievi” tanto quanto serve per fargli spostare sempre in avanti la ZSP, ma senza valicarla, per non generare senso di frustrazione e disimpegno di fronte a compiti troppo complessi.

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

No responses yet

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *