L’episiotomia si definisce come l’incisione chirurgica del perineo che amplia l’apertura della vulva durante la seconda tappa del parto. Vediamone assieme le conseguenze.

Il taglio chirurgico é eseguito con bisturi e forbici chirurgiche, e le tecniche sono 4, ovvero :

  1. sulla linea mediana
  2. sul versante medio laterale
  3. sulla linea laterale
  4. a forma di J

La motivazione per il ricorso all’episiotomia è sempre stata quella per cui la pressione esercitata sul perineo possa produrre lacerazioni e stiramenti muscolari tali da predisporre al prolasso uterino e all’incontinenza, oltre a determinare traumi cranici al bambino. Nel corso degli anni Novanta iniziano gli studi per validare o meno questa convinzione, e tra il 2000 e il 2004 vengono pubblicate le prime revisioni: tutto il contrario di quello che si pensava. Non è vero che questo tipo di intervento sia protettivo, anzi. Non risulta che ci sia nessun miglioramento, né a breve né a lungo termine, per le donne sottoposte al taglio, mentre c’è una maggiore incidenza di complicazioni (infezioni, difetti di cicatrizzazione), oltre a una quota importante di dolore perineale e difficoltà nella ripresa dei rapporti sessuali.

Non è vero neanche che protegga dall’incontinenza e dal prolasso. Anzi, è dimostrato che le donne sottoposte a episiotomia hanno una riduzione significativa di tonicità del pavimento pelvico. Dagli studi emerge anche che è preferibile la lacerazione spontanea del perineo: meno complicanze, minor dolore perineale, migliore cicatrizzazione. Quindi è vero proprio il contrario di quello che fin ora si è pensato: non praticare l’episiotomia aumenta significativamente la possibilità di avere genitali integri, e che le lacerazioni spontanee guariscono prima e meglio.

Gli studi, oltre a confermare l’inutilità di quest’intervento per la maggioranza delle situazioni ostetriche, mettono bene in evidenza anche i possibili danni iatrogeni (quelli causati da farmaci e trattamenti medici in generale)e i numerosi effetti collaterali. Questi però sembrano del tutto sfuggire alla gran parte degli operatori che ancora adottano questa pratica: oltre al dolore suscitato dal movimento e alla difficoltà nel tenere la posizione seduta delle prime settimane dopo il parto, nelle donne che hanno subito l’episiotomia c’è anche un’altissima incidenza di dolore nei rapporti sessuali (dispareunia) che dura a lungo, persino sei mesi dopo il parto.

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