Penso che a tutti sia successo il discorso di riconoscere negli oggetti un volto umano.

Ma perché succede questo fenomeno? Quanti di voi hanno guardato il retro auto di quello davanti osservando un volto?

Cosa ne sapete di questo fenomeno? Scopritelo assieme a me.

La condividiamo con tutti gli organismi viventi: mammiferi e uccelli, api e pulci, piante, microorganismi unicellulari. È indispensabile per la sopravvivenza.

PAREIDOLIA : è la capacità di riconoscere schemi, strutture ricorrenti e quindi di fare alcune cose molto importanti come distinguere tra le entità che si possono mangiare, le entità che è meglio evitare, e quelle interagendo con le quali ci si può riprodurre. Deriva dal greco, para(παρά, sopra, al di là, oltre) e eidōlon (εἴδωλον, immagine, forma).
È una capacità che oggi stiamo trasferendo anche ai nostri computer che, certo, non sentono l’imperativo di riprodursi, ma già sanno riconoscere configurazioni complesse: facce, voci, parole, impronte digitali. Sull’accresciuta capacità di riconoscere schemi verbali si fonda, per esempio, il miglioramento delle prestazioni di Google Translate.

Gli esseri umani, però, hanno una marcia in più: sono capaci di assegnare un significato simbolico agli schemi e di caricarli di un valore emozionale. Qualche volta, però, esagerano, e immaginano di riconoscere schemi e coerenze anche là dove c’è solamente pura casualità.

APOFENIA : éla tendenza che abbiamo a interconnettere configurazioni di dati casuali (numeri, suoni, immagini) riconducendole a uno schema che ha un senso. La parola rimanda al greco apò (από, via da, lontano, separato) + phàinein (φαίνειν, mostrare, apparire, essere manifesto) ed è stata inventata dal neurologo Klaus Conrad.

pareidolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La struttura visiva che riconosciamo più facilmente è il volto umano. Così, lo racconta il New York Times, è possibile che la signora Diana Duyser di Hollywood “veda” la faccia della madonna nel panino grigliato al formaggio che ha appena preparato. Non lo mangia, e assai laicamente lo vende su eBay per 28.000 dollari. Del resto, c’è chi ha riconosciuto la faccia di Fidel Castro in una patatina, e chi ha visto Madre Teresa in un pasticcino arrotolato alla cannella.

Il fatto è che nel nostro cervello ci sono aree deputate esclusivamente al riconoscimento facciale, e che per riconoscere una faccia ci basiamo su relazioni molto elementari tra le componenti: c’è uno schema a T (occhio-occhio, naso, bocca).

Gli occhi sono più scuri della fronte. La bocca è più scura delle guance. E così via.
Per inciso: non solo i macachi, ma anche i piccioni e i corvi distinguono le facce, e riconoscono le persone con cui hanno familiarità. La capacità di riconoscere facce si attiva, negli esseri umani, entro il primo anno di età e attorno ai dieci mesi.

pareidolia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da qui nasce tutto il mondo degli Emoji, delle facce stampate che rappresentano i nostri stati d’animo.

Forse, o sarebbe meglio dire “sempre più spesso”…confondiamo un oggetto per un volto umano perché stiamo passando un momento culminante di solitudine. Più plausibile invece diventa la versione di “quel oggetto assomiglia a quella persona”.

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