Effetto Dunning Kruger

L’effetto Dunning-Kruger porta i nomi di due studiosi che si sono occupati di approfondire la tematica e di formalizzarla in un vero e proprio modello, di cui internet non è difficile trovare grafici e schemi. Si tratta di una distorsione cognitiva, cioè di un processo mentale che porta gli individui a processare delle informazioni provenienti dall’ambiente o da se stessi e a trarne delle conclusioni non corrette. Alcune distorsioni sono “culturalmente accompagnate” e quindi diffuse, non riconoscibili come tali da tutti coloro che condividono certe idee, altre invece sono più facilmente più identificabili e possono proprio essere gli altri con cui si interagisce a farne notare gli effetti.

Le osservazioni da cui partirono questi studiosi furono le seguenti: prendendo un certo tema o campo di conoscenza umana, spesso si incontrano persone poco edotte che esprimono idee e giudizi molto fermi, quasi a sancire una loro verità in merito, al contrario persone maggiormente ferrate si mostrano più titubanti nel descrivere e trarre conclusioni in merito.

A questo si accompagnerebbe la tendenza dei primi a sopravvalutare le proprie conoscenze e abilità e dei secondi a sottostimare la propria reale competenza.

Potrebbe far pensare “e certo la gente che non sa parla a caso”, “ne conosco io di gente così, se sapesse!”. Certo. Però perché così tante persone hanno confermato questo effetto? Tanto da accorgercene nella nostra quotidianità?

Alcune possibili fattori che possono contribuire a questo effetto:

-da parte di chi non sa essere socialmente giustificati se si sbaglia “tanto non sono un esperto io, non devo per forza azzeccarci”… quindi perché non provarci? Da parte di chi sa si può al contrario innescare il timore di essere socialmente giudicati.

-non essere in grado di riconoscere la complessità dell’ambito. A me spesso viene detto “per parlare con la gente non mi sembra serva una laurea”, riferendosi alla mia professione. Se bastasse saper parlare con la gente non ci sarebbero persone ansiose o tristi o fobiche o ossessive al mondo.

-cercare di dare un senso al mondo, anche nelle sue parti più complesse e meno mainstream da parte di chi non è esperto. L’esigenza di conoscenza è certamente parte del bagaglio genetico dell’essere umano, non sapere equivale ad una minor probabilità di gestione delle criticità, quindi creare delle superficiali teorie da “tuttologi” proteggerebbe da questo senso di impotenza.

Questo effetto ha una risonanza molto più pervasiva di quanto sia possibile immaginare a prima vista: gli stereotipi stessi, che noi quotidianamente utilizziamo per semplificare il processo di dar senso al mondo, si baserebbero sui medesimi presupposti.

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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