DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI CONFLITTO?

Questo termine deriva da “confliggere”, che si riferisce alla presenza concomitante di istanze differenti (desideri, valori, motivazioni ed idee) nella persona, tra differenti individui o gruppi di individui.

La psicologia ha indagato i diversi aspetti del conflitto sul versante interpersonale e sociale, approfondendone la genesi e lo sviluppo nelle relazioni fra individui o gruppi. In questa chiave di lettura (che si distingue dalla psicologia dinamiche che indaga i conflitti intrapsichici dei singoli), il conflitto può essere interpretato come una contrapposizione che si instaura quando la presenza di una parte (una persona o un sotto gruppo di individui) impedisce ad un’altra di raggiungere un certo scopo o obiettivo.

Sherif, autore del ‘900, teorizzò che la competizione tra gruppi sociali possa di per sé considerarsi dimensione sufficiente per innescare il conflitto; mentre autori successivi si chiesero se davvero tale dimensione sia sempre necessaria.

Ricordiamo in particolare le “Teoria dell’identità sociale” e “Teoria della categorizzazione sociale” (Tajfel, 1981; Tajfel e Turner, 1979), secondo cui il conflitto tra gruppi sociali, potrebbe innescarsi ancor prima che vi sia la possibilità di entrare in competizione, è che sarebbe strettamente connesso a quello di identità sociale. Essa è quella parte della concezione di Sé che deriva dalla consapevolezza dell’appartenenza a uno specifico gruppo sociale e si costruisce attraverso tre processi:

-Categorizzazione: L’individuo costruisce categorie funzionalmente discriminanti di appartenenza, basate su fattori di vario tipo (età, genere sessuale, posizione sociale o lavorativa, religione, appartenenza politica, ecc.) e tende ad accentuare le somiglianze tra i soggetti all’interno della categoria (ingroup), massimizzando al contempo le differenze con le categorie opposte (outgroup).

-Identificazione: Le appartenenze ai diversi gruppi forniscono la base per la costruzione della propria identità sociale, costituita da una gerarchia di appartenenze multiple. La persona è solidale con gli altri appartenenti e si rivolge a loro come “alleati”.

-Confronto sociale: L’individuo confronta continuamente il proprio ingroup con l’outgroup di riferimento, tendendo a considerare il proprio gruppo come migliore, in relazione ad un bisogno di auto-innalzamento, ossia la tendenza a valutarsi in modo più favorevole.

L’uso di questi processi, si è dimostrato a partire da alcuni protocolli sperimentali (vedi esperimento dei gruppi minimi, Tajfel 1985), sarebbe bastevole per innescare un conflitto tra membri di gruppi diversi, in funzione di un obiettivo di “protezione identitaria” (per sé e quindi per tutti i membri del gruppo con cui ci si identifica). La tendenza a sovrastimare l’omogeneità interna dell’outgroup (i cui membri sono tutti considerati come portatori di caratteristiche analoghe e positive) rispetto a quella dell’ingroup, porterebbe alla costruzione degli stereotipi (prototipi, quali “tutti i portatori di capelli rossi sono persone cattive”) che a loro volta faciliterebbero l’innesco del conflitto.

Queste teorie ci permettono di spiegare “l’ostilità al suo stato iniziale”, prima che si possa instaurare un qualsiasi tipo di competizione tra i gruppi: il comportamento sociale (anche quello conflittuale) nascerebbe quindi dalla necessità di preservare la propria identità sociale, in termini di auto-innalzamento. Da qui la tendenza a valutare il proprio gruppo favorevolmente e la necessità di svalutare gli altri gruppi di non-appartenenza (tramite stereotipi e pregiudizi, in generale atteggiamenti negativi che stimolano l’ostilità).

Possiamo quindi dire che siamo programmati per confliggere? Certamente no. Questi studi non tengono conto di numerose variabili (personali, familiari e culturali) che vanno ad influenzare il modo con cui gli individui leggono e danno senso alla propria realtà sociale, tuttavia si considerano anche oggi capisaldi della psicologia sociale, il cui contributo è utile venga richiamato anche a fronte dei tanti fatti di cronaca che vedono alla base una situazione di conflitto (tra gruppi etnici, di genere, locale ecc).

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Sito: https://www.francescaturco.eu/

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

 41 total views,  1 views today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *