COME VALUTARE LA CICATRICE 1

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a cura del dott. D’Oria Gabriele

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Nell’esame clinico dell’addome le cicatrici rivestono un ruolo importante e occorre un esame approfondito per valutarne l’aspetto, il colore e palparne la consistenza e la reattività.

La struttura più o meno lineare in relazione alla sede può indicare il tipo di intervento. Nella laparoscopia mini invasiva la cicatrice può essere formata da tessuto denso alla palpazione dovuto al collabimento tissutale creatosi con la congiunzione e perdita della stratificazione dell’epidermide, del derma, dell’ipoderma.

Le cicatrici esuberanti o cheloidi creano una densità tissutale marcata a livello epidermico con tessuto di sostituzione non elastico e funzionale. Rispetto alla cicatrice in laparoscopia dove abbiamo un addensamento in profondità verticale, nelle cicatrici di sutura, il cheloide ha una sua disorganizzazione tissutale orizzontale.

VEDIAMO LA CICATRICE A COSA PORTA

Una cicatrice può creare 5 squilibri all’organismo:

– posturale, con conseguente adattamento della struttura nel breve periodo secondo ergonomia, economia e confort senza dolore ma nel lungo periodo usura e algie;

– muscolo-fasciale-viscerale di adattamento alla struttura in disfunzione, dalla porzione superficiale alla più profonda con retrazioni cicatriziali superficiali fino a irritazioni peritoneali e rallentamento della peristalsi;

– linfatico da stasi del microcircolo con aumento dell’edema locale e acidosi locale;

– endocrino-metabolico con uno stato di ortosimpaticotonia dovuto dall’effetto “vestito” di stimolazione continua della spina irritativa (cicatrice) con iperproduzione di adrenalina e con ipoglicemia.

Gli effetti di questa stimolazione sono un incremento del fabbisogno glucidico e l’aumento ponderale;- psicologico legato al rifiuto della nuova immagine del corpo con la cicatrice e alla rievocazione della spiecevole esperienza del trauma e dell’iter post trauma.

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