Il dott. D’Oria Gabriele ci spiega un argomento spesso lasciato a parte dalla maggior parte della gente.

La cistite come risultato di un disturbo psicologico.

La cistite è una infiammazione (flogosi) della mucosa vescicale spesso accompagnata ad un bisogno continuo e doloroso di urinare. Colpisce prevalentemente il sesso femminile in quanto l’uretra è molto più breve rispetto a quella maschile (38 mm nella donna e 16 cm nell’uomo) e l’ingresso batterico è più facilitato. Inoltre, nell’uomo si ha una limitazione della propagazione batterica grazie all’effetto battericida delle secrezioni prostastiche.


L’infezione può risolversi dopo un solo episodio, oppure, soprattutto se trascurata, può recidivare e cronicizzare.
In questi casi il processo infettivo può estendersi pericolosamente alle vie genitali o alle alte vie urinarie (come la pielonefrite: Infiammazione che colpisce il parenchima del rene, i calici e il bacinetto renali, dovuta a infezione batterica).

La maggior incidenza della cistite si ha dopo i 60 anni.
La causa va ricercata in alcuni problemi legati alla menopausa, come la carenza estrogenica e le dislocazioni degli organi pelvici.
Nell’uomo, senza anomalie anatomiche alle vie urinarie, la cistite si associa spesso a prostatite batterica.


Le manifestazioni più comuni della cistite sono: pollachiuria (aumento transitorio o permanente del numero di minzioni durante le 24 ore), disuria (difficoltà nell’urinare), bruciore o dolore durante la minzione, talvolta accompagnato da brividi e freddo, tenesmo vescicale (spasmo doloroso seguito dall’urgente bisogno di urinare), etc.


I farmaci indicati sono gli antibatterici (come Nitrofurantoina e Cotrimossazolo) ed antibiotici (Fosfomicina).
Possono esser utili anche integratori alimentari (come Cistonorm , mirtillo rosso, tarassaco, sedano, uva ursina, cetriolo). Inoltre è opportuno assumere una maggiore quantità di acqua per rendere l’urina meno acida ed alleviare il bruciore.
Per evitare le recidive e la cronicizzazione, è fondamentale ricercare le cause approfondendo l’anatomia e la fisiologia della vescica.
La vescica (controllata dall’arco riflesso sacrale, innervata dal nucleo pudendo motorio S2-S4, dal pudendo interno parasimpatico, dal nervo piccolo splancnico e il plesso ipogastrico ortosimpatico D10-L3) è posta tra il peritoneo e il pavimento pelvico. La sua sospensione e stabilizzazione è a carico dell’uraco, dei legamenti pubo-vescicali, dei peduncoli vascolari e dalla fascia prevescicale.


Dal punto di vista muscolare, il detrusore della vescica si distende nella fase di riempimento, accogliendo un volume crescente di urina senza aumento della pressione interna. La necessità di urinare avviene quando i recettori di pressione della parete sono stimolati. Per lo svuotamento, la pressione intravescicale deve aumentare fino a superare la pressione uretrale (mantenuta dagli sfinteri uretrali e dal pavimento pelvico). La fase di svuotamento avviane per il rilasciamento degli sfinteri interno ed esterno, del pavimento pelvico, la contrazione del detrusore e all’aumento della pressione intra-addominale.
Alla fine dello svuotamento, il pavimento pelvico e lo sfintere si contraggono nuovamente mentre a fine rilasciamento vescicale il detrusore si rilassa.
Si può intuire come un buon sincronismo della contrazione-rilassamento muscolare, una armonia diaframmatica addominale-pelvica (muscolo elevatore dell’ano e trasverso profondo del perineo), un equilibrio pressorio intracranico, intratoracico, intra-addominale, intrapelvico insieme ad una continua stabilità e supporto dell’apparato legamentoso vascolo-nervoso sia elettivo per il sistema fisiologico organico.

Le gravidanze, gli interventi chirurgici addomino-pelvici, gli esiti di cicatrici cutanee o sub cutanee, le patologie infiammatorie acute e croniche possono provocare ptosi, aderenze profonde, prolassi organici, incontinenza e proliferazione batterica.
Esiti di traumi strutturali o patologie a carico del sistema muscolo scheletrico possono provocare tensioni osteomiofasciali che si ripercuotono a livello del contenuto organico.
Le cattive abitudini alimentari possono alterare il PH vescicale e facilitare l’ingresso batterico.
Dal punto di vista psicologico la cistite è una delle infezioni più diffuse, soprattutto tra le donne. C’è spesso difficoltà ad affrontare questo argomento perché colpisce la zona vescicale, contigua alla zona genitale.
Come tutte le infezioni, anche la cistite comporta “bruciore” che simbolicamente associato al “fuoco” e quindi al conflitto in particolare con la libera espressione di sè e della propria sessualità.

I sintomi principali rendono una visione più chiara del conflitto tra il bruciore che obbliga il soggetto a “far scorrere l’urina fuori dal corpo” e la pollachiuria con la ripetuta esigenza del soggetto ad appartarsi. Questo conflitto è espressione della reazione di fuga da un lato e dissimulazione dell’esercizio del potere dall’altra.
La medicina cinese chiama la vescica “lo specchio dell’anima”, definizione interessante dal punto di vista psicologico, in quanto simbolicamente associa l’urina alle lacrime. L’impossibilità di piangere e di esprimere la propria emotività trova sfogo nell’urinare con dolore.

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