La cardiopatia ischemica cronica identifica una serie di quadri clinici il cui comune denominatore é dato da una ischemia del miocardio (il muscolo cardiaco). In tale situazione esiste una acclamata sofferenza del muscolo cardiaco, in quanto il flusso di sangue non arriva a sufficienza. 

L’ischemia prolungata é in grado di determinare una possibile necrosi del tessuto, portando il quadro clinico ad un infarto acuto del miocardio.

La problematica più frequente é rappresentato dall’arteriosclerosi, una patologia infiammatoria cronica in grado di determinare una stenosi (blocco circolatorio specifico in un punto) a livello arterioso coronarico.

Lo scompenso cardiaco invece si definisce come quella sindrome clinica caratterizzata da dispnea (da sforzo o a riposo), ortopnea, astenia con affaticamento. I segni più tangibili sono :

  • ritenzione idrica e congestione polmonare
  • edemi della cute
  • turgore delle giugulari (fastidioso riscaldamento in posizione ortostatica)
  • tachicardia abbinata a tachipnea
  • cardiomegalia
  • terzo tono cardiaco ed eventuali soffi cardiaci
  • ecg con valori sballati

Il cuore in sostanza non riesce a sostenere un circolo sanguigno sufficiente, con valori gassosi insufficienti a soddisfare le richieste metaboliche dei tessuti del corpo.

DI COSA MI DEVO PREOCCUPARE DI PIU’?

Sicuramente essere soggetti di una o dell’altra disfunzione patologica cardiaca non é assolutamente da starsene tranquilli. L’evidenza dei segni clinici in realtà definisce che lo scompenso cardiaco merita maggiore attenzione a riguardo. In sostanza non sottovalutate entrambe le disfunzioni, dato che difficilmente potete migliorare la disfunzione cardiaca in poco tempo.

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