BIOMECCANICA DELLA SPALLA

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a cura del dott. D’Oria Gabriele

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La spalla è una enartrosi, l’articolazione più mobile del nostro corpo; è formata da 5 articolazioni (gleno-omerale, acromion-claveare, sterno-claveare, scapolo-toracica, sotto-deltoidea).

Questa sua massima libertà di movimento nello spazio la rende instabile creando complessi quadri patologici nel momento in cui viene alterata la fisiologia delle sue componenti strutturali.

Per la comprensione della biomeccanica mi soffermerò sul movimento di abduzione dell’omero. Abdurre significa allontanare un segmento (arto in questo caso) dal corpo. Per il movimento di abduzione dell’omero (come nella figura), il muscolo deltoide (in rosso) con azione quantitativa, traziona l’omero verso l’alto.

La sinergia dei muscoli sovraspinoso, sottospinoso e sottoscapolare (in verde) mantengono centrata la testa dell’omero all’interno della glena contrastando la forza “lussante” generata dal deltoide. I muscoli gran pettorale e gran dorsale (freccia azzurra) abbassano l’omero durante il movimento di abduzione per mantenere la congruenza articolare.

Nei primi gradi del movimento fino a 90 gradi di abduzione, l’escursione articolare è favorita dal muscolo deltoide e dalla cuffia dei rotatori. Da 90 a 150 gradi di abduzione il movimento prosegue grazie ai muscoli pivot scapolari (trapezio, gran dentato, romboidi). Da 150 a 180 gradi di abduzione entra in gioco il rachide tramite l’inclinazione controlaterale con i muscoli paravertebrali.

Questa sinergia muscolare apporta la massima libertà di movimento secondo i principi di economia, ergonomia e confort. La complessa struttura muscolare mantiene una azione attiva e coadiuva la stabilità passiva legamentosa per il mantenimento della congruenza articolare in tutto l’atto motorio.

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