SE PERDI UN ARTO NON PERDERE LE SPERANZE

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Essendo un argomento decisamente difficile per i pazienti da trattare, cercherò di esporre a livello fisioterapico delle spiegazioni scientifiche.

Credo che la migliore soluzione sia quella di superare il disagio e la prima sindrome (dell’arto fantasma), per razionale un percorso di recupero ottimale alla vita di tutti i giorni futuri.

Come dicevo prima la sindrome dell’arto fantasma é la conseguenza dell’amputazione; in poche parole il sistema nervoso continua a mandare le stesse sensazioni di tatto, calore e forza periferica anche in mancanza completa dell’arto.

E’ veramente strano arrivare a capire come fa il cervello a non riconoscere la differenza tra prima e dopo l’amputazione. Ma qui avviene il bello della sfida riabilitativa.

La riabilitazione é una tappa fondamentale per una persona che ha subito una amputazione….e nessun altra figura può aiutare il  paziente se non il fisioterapista a risolvere la disfunzione.

Il primo step dopo dell’operazione é la sostituzione con una protesi, cercando di applicare il moncone in modo ergonomico e funzionale.

La funzionalità rimane sulla questione dell’aiutare il paziente alla mobilità massima riducendo al minimo gli sforzi e i carichi. 

STEP NUMERO 2 : ALLUNGARE I MUSCOLI CONTRATTI

Quando la protesi é stata applicata in modo corretto il problema che si pone di seguito é la contrattura muscolare. 

I muscoli amputati, anche solo per effetto del taglio chirurgico, riducono la propria forza ed elasticità al 20% rispetto al massimale. A volte alcuni muscoli con volumi di massa notevole (esempio muscoli della coscia) sono quasi allo stato di atrofia tessutale. 

Nelle fasi riabilitative successive si prevedono questi step : 

  • progredire con i carichi aiutando moncone e protesi attraverso delle fasciature strette (l’aderenza tra le parti deve essere vicina al 100%)
  • far capire al paziente che il movimento primario é dato non più da un singolo settore ma da una catena cinetica molto più grande, che coinvolge più articolazioni
  • aumentare del 300% i movimenti attraverso le attrezzature KINETECH, che aiutano il paziente a recuperare in modo passivo il massimo dei gradi di movimento
  • variare la tipologia degli stimoli riabilitativi, in quanto la cinetica del corpo con un arto amputato é decisamente variata su altri assi di movimento. 

CONSIGLI VERAMENTE UTILI

Tutto sommato il paziente dopo dell’amputazione é abbastanza sicuro di come andrà avanti la sua vita; l’aspetto che non viene mai preso in considerazione é la periodicità delle riabilitazioni. 

Un atleta che per qualsiasi motivo ha subito un’amputazione deve ricordarsi di tornare nella fase riabilitativa, anche se ha già recuperato un’ottima mobilità. 

La spiegazione principale é che i monconi tendono a gonfiarsi per effetto dei liquidi che si accumulano in periferia.

La riabilitazione non deve inoltre essere opprimente ma conseguente di una fase di carichi specifici come (per esempio) prime prove atletiche o periodi intensi di allenamento.  

In ultima “battuta” ti posso consigliare di tornare sempre dallo stesso terapista….perché colui che ti ha aiutato all’inizio saprà come aiutarti in futuro, conoscendo la tua storia clinica.

 

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