GLI ULTIMI PASSI

GLI ULTIMI PASSI

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Oggi non propongo nulla di tecnicamente importante o curioso, ma solo una profonda riflessione nei confronti delle persone anziane. Sì perché nessuno dedica del tempo a fare da portavoce di questa categoria….eppure vorrebbero parlare al mondo.

Gli anziani sono da considerare come dei bambini, con l’unica differenza reale sulla vita vissuta e quasi mai considerata.

Il declino dell’anziano parte dal momento in cui familiari e persone legate si allontanano dal soggetto; una valanga di pensieri e di turbamenti che ammuffiscono la personalità in una stupidissima sensazione di solitudine. E così tra una giornata e l’altra a guardare sempre le stesse cose, a chiamare a fatica i figli o ad addormentarsi davanti la televisione, i tempi passano portandosi dietro quel briciolo di umanità.

I giovani di oggi non vedono l’ora di deridere gli anziani che, senza disturbare, vanno a vedere gli scavi o i lavori di manutenzione, cercando di ricordare cosa c’era ai loro tempi. E come gli edifici vengono abbattuti e ricostruiti, anche la malinconia viene abbattuta da una telefonata isolata di qualcuno che si ricorda dell’anziano….ma viene pure ricostruita da tutto il resto delle vicissitudini.

La cosa che poi non sopporto é il declino che rapidamente investe l’anziano quasi senza che neanche se ne accorga. Di colpo, per errori di fiducia, per problemi finanziari, per incuria, per malattia o per abbandono, esistono le case di riposo. Gli ultimi passi prima di una vita che lentamente si é dimenticata di andarci dietro alla persona stessa (sembra quasi che si sia fermata ad osservarlo mentre si spegne velocemente). L’anziano, volente o non volente, é costretto ad essere trattato come tutti gli altri, anche se rispecchiano altri problemi. Sarebbe da dire “viva chi non é più capace di intendere e volere”, altrimenti si accorgerebbe delle situazioni gravose che lo affliggono.

Pochi giorni fa ho fatto mio malgrado una passeggiata tra i corridoi di due case di riposo….e ci sono rimasto male, notevolmente colpito di come una persona dall’essere amato e seguito dai familiari passi al più totale abbandono sociale (tranne per chi opera all’interno della struttura come gli OSS, infermiere e medici.

ALLA FINE LA PENSO COSI’…

L’anziano é prima di tutto una persona, che tra una cosa e l’altra ha vissuto tantissimo. Penso che esista una sola soluzione a questi “ultimi passi”, ovvero diamoli quel premio che in realtà li faccia vivere almeno alla fine serenamente, e che decisamente dia un calcio di punizione alla sofferenza e alla malinconia. Di soluzioni ne esistono tantissime, basti pensare alle pensioni perse nei boschi delle nostre montagne, oppure in vicinanza del mare. L’aria e i paesaggi curano il fisico e la mente, e chissà che quei loro momenti (ultimi momenti) non siano vissuti al massimo come premio di una vita di impegni.

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